Archivio per la categoria ‘Scritti’

Estate…

Pubblicato: 6 marzo 2013 in Scritti
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L’estate scivolava lenta nell’autunno, e madre natura, dimentica dei suoi doveri,Quercia sembrava non volersene accorgere. Gli alberi erano ancora tutti ricoperti dalle loro foglie verdi e il cielo continuava a mantenere il suo colore estivo naturale: blu cobalto il mattino presto, bianco nelle ore più calde del pomeriggio, e blu scuro, con tonalità rosse, viola, arancione, all’approssimarsi del tramonto; come ogni sera poi, i grilli ripetevano il loro concerto e le zanzare mantenevano la loro natura fastidiosa e sfibrante, pungendo senza distinzione d’età, di sesso e di salute – indifferenti anch’esse dell’arrivo dell’autunno. Le nuvole, come nelle belle giornate di luglio e agosto, seguitavano le loro danze nel cielo creando forme note e ignote; spesso erano grandi e bianche, a mezzo cielo, oppure fini e quasi trasparenti, quando erano lassù, in alto. Di tanto in tanto s’incattivivano, e assumevano una colorazione che attraversava tutti i gradi della scala dei grigi e facevano sembrare il cielo tanto vicino alla terra da dare quasi la sensazione di poterlo toccare allungando solo una mano. Quando il cielo era così basso, e le nuvole grosse, grasse e nere, e l’odore di ozono si propagava nell’aria,  tutti potevano scorgere le avvisaglie di un temporale estivo in avvicinamento. Arrivava, bagnava, e se ne andava. Veloce e rinfrescante e, soprattutto, quasi sempre indolore per le colture. 

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Ghedaffi, le lacrime e i tagliagole

Pubblicato: 21 ottobre 2011 in Scritti
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Ho appena visto il video in cui Ghedaffi, pochi attimi prima di essere ucciso, si asciuga le lacrime con il palmo della mano, mentre i ribelli liberatori e pacificatori della nazione, lo colpiscono con schiaffi sul volto insanguinato e pugni sul capo.
Meritava la morte Ghedaffi?
Sì. Meritava di morire.
Meritava lo scempio che di lui ne è stato fatto?
No. Non lo meritava. Né lui né nessun essere umano.
Era in stato confusionale, ferito, sanguinante, inerme. È stato pestato. È stato deriso. Ghedaffi non era una brava persona. Il volo Pan-Am, i civili di Misurata, di Tripoli e della Cirenaica, morti all’inizio della rivoluzione sotto i colpi delle sue truppe lealiste, sono lì a testimoniarlo. Ghedaffi era un criminale, un pazzo; meritava la morte: ma non quella. Ghedaffi era sotto un certo punto di vista il male, ma era anche un essere umano.
I rivoluzionari/ribelli che l’hanno linciato non sono certo migliori di lui. Non lo sono nemmeno dopo aver reso un servizio al loro paese, liberandolo da un dittatore folle che li ha vessati e tenuti nell’ignoranza per oltre quarant’anni.

Un tagliagole rimane un tagliagole anche se eroe rivoluzionario. 
Qui il video

Il Sogno

Pubblicato: 29 aprile 2011 in Scritti
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IL SOGNO 

Danza nei miei occhi 
il tuo corpo leggiadro 
le labbra tue 
arse d’amore 
attendono le mie desiderose di esse 
Audace è il tuo cuore 
ardente di passione 
supplichevoli i tuoi seni bramano un mio tocco


Andrea Comazzi-Prando 1996

Italia, Italia, Italia

Pubblicato: 29 aprile 2011 in Scritti
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ITALIA – ITALIA – ITALIA – ITALIA, affacciata sul mare, violentata dai barbari, imputtanita, un po’ meschina, spesso straffotente, di tanto in tanto provinciale, talvolta saggia, più spesso infantile, un po’ ladra, un tempo regina, madre coraggio, tesoro depredato. ITALIA, ti amo lo stesso.

Parliamone – tu ascolta, però.

Pubblicato: 13 aprile 2011 in Scritti
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Parliamone – tu ascolta, però.
– Dormi?
– …
– Hey, sei sveglio?
– …
– Se dormi, dimmelo. Per cortesia.
– …
– Non c’è redenzione, sai? Il peccato ce lo portiamo appresso, come l’ombra. Tu pensi di essere pulito, di esserne stato mondato, redento, e cazzate varie. Non è vero! Il peccato è lì con te: dietro di te. Ti segue, ti tallona, si nasconde, ma è lì. A volte ti fissa (ti dispiace se fumo? no? Grazie.)…  ben dritto negli occhi e tu non riesci a vederlo. Sai che è così, vero? cosa possiamo fare? Io ho paura, paura di pagare le mie colpe ogni giorno, ogni fottuttissimo cazzuto giorno. Perché non veniamo perdonati?
– …
Tu lo sai?
– …
– Avanti. Perché?
– …
– …
– …
– Non lo sai, vero? Ma sì, tu non hai mai saputo niente.
– Perdono.
– Vedi che non dormivi? Va bene ti perdono.
– No, no. Io non ti ho chiesto perdono. Perdono, anzi, perdonami, è la parolina che potrebbe indirizzarti verso la redenzione. Perdono è come l’obolo che si deve offrire a Caronte. Niente obolo, niente passaggio. Niente perdono, chiesto o ricevuto, niente redenzione. 
– Dormi pure, imbecille. Sono tutte cazzate le tue.
– …
– Perché non provi a crescere un po’?
– … 
– … 
– … 
– Quanto sei fastidioso. Torno a dormire. Io lavoro, domani. Non scocciarmi, va bene?

>Impossibilità

Pubblicato: 31 ottobre 2010 in Scritti
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Tra possibile e impossibile, c’è solo una leggera distorsione della prospettiva.
L’impossibile diventa possibile, allorché ci poniamo il problema sotto il punto di vista di un’angolazione differente.

>Omaggio a JP

Pubblicato: 31 ottobre 2010 in Scritti
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Guarderemo le luci della città accendersi; insieme, noi due soli,  amore mio. 
Aspetteremo il tramonto, e lo saluteremo agitando mani tremanti dall’emozione, insieme,  vita mia. 
Ci stringeremo, e rabbrividiremo  all’aria della prima sera, noi due, vita mia. 
Insieme, ascolteremo il canto della notte, abbracciati, persi l’uno nello sguardo dell’altra. 
Visiteremo i paesi più strani, navigando sulle onde dei nostri sogni, sussultando di gioia ad ogni contatto. E infine, quando il sole invadente, prepotente e tiranno, verrà a svegliarci, noi lo malediremo, insieme, amore mio, vita mia, anima mia. Lo rinnegheremo, per poi…
… scomparire nelle fantasie di uno scrittore da strada.

Andrea Prando, 2000