Archivio per settembre, 2011

Ottimismo vs Pessimismo

Pubblicato: 28 settembre 2011 in Pensieri Astratti
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Il pessimista è un ottimista con esperienza, ma poiché l’esperienza non ha il benché minimo valore etico, essendo solamente il nome che noi diamo ai nostri errori, tutti i pessimisti sono quelle persone che hanno lastricato la strada dietro di sé di errori e sbagli.
Non pensiate che l’ottimista sia migliore di voi! L’ottimista è un furfante, un pauroso, un uomo terrorizzato. La base dell’ottimismo è il terrore!
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Solenne, bonario, ma a tratti apocalittico come i profeti del vecchio testamente, l’on. Paniz, capo gruppo PDL in giunta per le autorizzazioni a procedere, giusto ieri s’è prodotto in artifici di alta retorica, degna di un Demostene, d’un Lisia, d’un Cicerone.
Paniz signoreggia nelle brune aule tappezate di rosso (Dio Santo quanto kitsch) del palazzo del potere di Roma; Paniz dispensa perle di saggezza; Paniz diffonde e difende il verbo arcoriano nella valle tenebrosa okkupata dagli adepti al credo del grande Dio dalla Toga Rossa.
La verve gerontologica di Paniz annichilisce. Egli troneggia, incute speranza e timore. Il primo e l’ultimo.
On. Paniz
Leggiamolo.
On. Paniz: Non sarà certo offrendo un altro sacrificio umano che placheremo l’ira anticasta del popolo (plebe).
Il sacrificando sarebbe l’on Milanese, graziato ieri dalla casta. Forse a Paniz piacerebbe sapere che non c’è ira anticasta nella popolazione – popolo lo dica a sua sorella, e smetta i toni da Primo Stato ante rivoluzione) ma un ben più radicato odio nei confronti della casta. Noi, cittadini italiani, vecchi e nuovi, in patria come all’estero, noi odiamo la casta.
I politici italiani sono il male, la causa prima dei problemi di questo paese. Pidocchi, sanguisughe, arrivisti, buco nero e cloaca massima della nostra società. Questo è il pensiero ricorrente nelle menti degli italiani. Tu di’ politico e loro ti sciorinano epiteti talmente coloriti da far impallidere uno mungitore di pecora di Ulan Bator.

On Paniz (viso bonario, voce lisergica): Da due mesi il nostro collega onorevole Papa langue nelle carceri in attesa di giudizio. Bene, giusto. In Italia vi sono 70.000 detenuti nella carceri e il 40% è in attesa di giudizio. Come l’on. Papa, quindi. La legge è uguale per tutti, no?

On. Pepe
Poi viene gente come l’on Pepe – personaggio non reale, ma parto fantasy di un epigono tolkeniano, un Grima Vermilinguo della Quinta Era (?). Leggiamolo: Qui non stiamo difendendo una persona, bensì l’istituzione. La vita di un uomo è breve; le istituzioni vivono nell’eternità! Una frase degna del Gibson di Braveheart. Senza senso, certo.
Subito dopo, però, l’on Paniz ci regala un’altra perla di saggezza, un avvertimento contro il potere rosso del tribunale di Barad-dûr (direttamente trasportato nella penisola dalla Terra di Mordor). L’ondata giustizialista che ha sommerso il povero Papa reclama ora un’altra vittima. Non sembra Demostene in una delle sue filippiche? Ha anche un po’ del Cicerone, vero?
Leggiamo l’ultima, la più bella. Sublime, colma di frustrazione, di paura (?): L’altra volta abbiamo ceduto alla piazza. Ma la piazza ora chiede altre prede, chiederà sempre più prede.
Che dire? Nulla! Dicono tutto loro, immaginano tutto loro.
 Ma se domani, mi auguro non molto lontano, magari in un bel giorno di primavera, sorgesse un Robespierre novello e nostrano, on. Paniz, cosa direbbe, allora?

News di servizio No. 1

Pubblicato: 22 settembre 2011 in Servizio
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Progetto Babele pubblica la mia recensione di Caino, lavoro di José Saramago, sulla loro rivista.

http://www.progettobabele.it/rec_libri/mostrarecensione.php?id=5741

Grazie a tutti e buone letture.

Su “Il Fatto Quotidiano” di oggi c’è un articolo, a firma di Elisabetta Reguitti, dal sapore amaro. Disarmante, per certi aspetti.
Come tempo fa ad Adro, anche a Casate, nel milanese, il sindaco di Centro-Sinistra (quota PD meno ELLE e IDV – ma nato verde), ha ben pensato di umiliare e ghettizzare ventitre bambini facendoli trovare il piatto vuoto durante il pranzo in mensa scolastica, perché i genitori non avevavano pagato la retta – non proprio vuoto, direbbe un lui stesso. Infatti il suo buon cuore, colmo di amore per il prossimo, ha avuto un rigurgito di bontà disinteressata, facendo trovare ai ventitre bambini (incolpevoli eccheccazzo!) un panino da mensa avvolto in carta velina e un cartoncino di succo di frutta.
Bravo Della Rovere! Paladino dei valori della sinistra.
Agli insegnati invece, un plauso vero. Loro, unici con un po’ di buon senso, per far in modo che i bambini non si accorgessero di nulla, hanno pensato, fregandosene delle rette e delle liste di reddito – anche se medio alte, signor sindaco, a loro non è fregato nulla se i genitori morosi fossero benestanti o meno – di distrubuire il proprio posto.
Un’altra piccola (ma Dio, quanto grande quando in mezzo ci finisco i bambini) vergogna italiana. Se nemmeno gli uomini del PD, quegli uomini che dovrebbero abbattere il berlusconesimo si comportano come tanti Borghezio e Gasparri… quale speranza ci rimane?How can we win when fools can be kings?

Tre uomini in barca di Jerome

Pubblicato: 3 settembre 2011 in Recensioni
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Tre uomini in barca è un piccolo gioiello. Un libro scritto con un vis comica ormai perduta – andrebbe consigliato a quelle miriadi di comici che infestano le tv italiane e che pretendono di far ridere risultando solamente volgari (spesso solo insipidi – la morte della comicità, no?).
Jerome riesce a far ridere e ci riesce bene. Memorabili sono alcune scene del libro, tra le quali è doveroso ricordare quella di zio Podger e il quadro, quella dove si fanno i preparativi per la partenza – impagabile il passo dedicato allo spazzolino da denti -, la breve scena dedicata a Montmorency e il bricco del tè, e infine quella dove si prepara lo stufato irlandese.
Particolarmente riuscita, poiché concisa ed efficacissima, è la scena del banjo e il male al capo: superlativa.
Jerome scriveva nel XIX secolo, in quell’Inghilterra grigia e piovosa di vittoriana memoria. L’autore alterna in modo pregevole piccole chicche filosofiche, aneddoti legati alla saggezza popolare, descrizioni sublimi del paesaggio fluviale, informazioni storiche – non prive di ironia sul buon Cesare e la regina Elisabetta – a battute fulminee. La bellezza del romanzo sta nell’essere scritto usando un vocabolario forbito, consono ad un gentiluomo del XIX secolo. Jerome non è mai volgare, nemmeno quando tratta dell’anatomia umana, del sesso e dell’amore – argomenti dove risultar volgari è sempre molto facile.
Tre uomini in barca è un libro che consiglio a tutti. Ideale per una giornata estiva particolarmente noiosa.