Anonimo Anatolico: Prefazione

Pubblicato: 7 aprile 2011 in Anonimo Anatolico
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Introduzione

Anonimo Anatolico – Nota Biografica
Ad oggi, un’esauriente biografia dell’Anonimo Anatolico è impossibile.
Questo breve lavoro si basa esclusivamente sugli studi e appunti di mio nonno, il Prof. Ambrogio Aluràcheduball, per anni ordinario di Lingue Litopallide presso l’Università di Tubinga.
L’Anonimo Anatolico, unico esponente documentabile di quella frizzante corrente culturale espressa dalla Civiltà della Bianca Pietra, si colloca a cavallo del IV-III secolo a.C.
Benché se ne ignori la data esatta, sappiamo che l’anonimo frequentò la Scuola di Ankaraus, epigono del fuoriuscito Kurdulus (esponente scismatico della Scuola di Migros e Tansas) e dello Stilema Grammaticale a Livelli Sfalsati della Concordanza Temporale – più conosciuta come Concordatio ad Cazzum.
Dell’Anonimo possiamo affermare con certezza un’incredibile duttilità intellettuale e conoscitiva. Spaziava dalla Retorica, dove introdusse il sistema della Logica Dislessicale, eliminando dalle proprie orazioni tutti i generi di pronomi, fossero questi Diretti, Indiretti, o più semplicemente particelle pronominale, alla Grammatica – sua la celebre variante dello Stilema a Livelli Sfalsati nella consecutio temporum del Kurdulus, dove anticipava l’azione nel passato rendendo così possibile il concetto di passato nella contemporaneità.
Sul finire del quarto secolo lo troviamo attivo nell’Europa centro meridionale. Cosa facesse nelle terre che un giorno sarebbero divenute la Confederazione Elvetica non è dato sapere.
Alcune ipotesi, da pochi realmente prese sul serio, ma non per questo meritevoli di essere accantonate a priori, lo pongono quale Erodoto dei popoli anatolici.
Ancora nel secolo scorso, il Prof. Nananunpoesse, dell’università di Trastevere, teorizzò un possibile interessamento affettivo dell’Anonimo. Nananunpoesse lo dedusse da alcuni versi contenuti nel papiro di Smyrna (conservato negli archivi della biblioteca rionale Behecetus di Smirne) dove egli credette di leggervi un futuro del verbo amare:

… andrò, a †[1] dirò, papirocopierò, darò e am(erò).[2]

Dell’Anonimo, purtroppo, possediamo solamente qualche brano (sempre incompleto) e moltissimi frammenti, nonché centinaia di versi attribuitigli da altri autori antichi.
Se le cattedrali gotiche e la Divina Commedia sona la Luce del medioevo, come diceva H. Pirenne, l’Anonimo Anatolico è il Genio dell’Eccellenza. Del resto come dimenticare la frase che Alessandro il Grande pronunciò a Babilonia sul letto di morte: “ Aristotele, perché non fosti più anonimo?[3]Io conquistai il mondo e le sue genti, eppur muoio. Se tu m’avessi istruito nelle arti grammaticali e retoriche… ora sarei immortale. Come lui, l’Anonimo.”

Ambrogio Aluràcheduball


[1] Il nome del luogo è irrimediabilmente perduto. Nananunpoesse, sebbene non emendò il testo, suggerì la località di Berna. Questa proposta non è mai stata accettata dalla scuola europea, in quanto Berna è troppo facilmente riconducibile al none propria Berna, proprio della Civiltà della Bianca Pietra.
[2] Amerò è l’emenadamento suggerito dal Nananunpoesse. Il prof. Tiromancino, nella sua opera “Il Sistema Cognitivo nell’Anonimo Anatolico” si oppose con forza alla teoria del Nananunpoesse. Egli affermo: “L’Anonimo dedicò tutta la sua vita all’apprendimento; la fatica, la tenacia, l’abnegazione che esso infuse nelle sue opere è percepibile da molti suoi versi. I suoi sono versi scritti con ponderata e dolorosa disattenzione inconscia, quasi egli fosse impedito nel linguaggio per troppo talento e quindi l’esprimere un concetto – o più semplicemente articolare una semplice parola – risultasse un tormento.” Il Tiromancino arrivò persino a definirlo un Vate Handiccapato della Favella e Geniale Dsislessico; concluse affermando: “No! Non l’Anonimo. Non può egli essersi lasciato distrarre da pruriti. Quel demonio del lingua non amò altro che le lettera e gli esperimenti grammaticali.”
Il Sistema Cognitivo nell’Anonimo Anatolico di G.S. Tiromancino, Busto Arsizio, 1929.
[3] Da notare che l’Anonimo fu anonimo sin dall’inizio. Un caso di anonimia contemporanea. Forse modestia? Si chiede il Prof. Zhu Chang dell’Università Imperatore Ming 103° di Via Padova a Milano.
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