>Mattino a casa di Salvo Pirlasconi

Pubblicato: 3 aprile 2011 in Salvo Pirlasconi
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Si alzò presto quella mattina, molto prima che il gallo cantasse.
Sceso dal letto, infilò le Defonseca appartenute a zio Celestino e si diresse verso la cucina. Nel corridoio incrociò il micio di casa, un grosso gatto rosso, orbo dell’occhio destro.
Lo scalciò malamente, mandandolo a finire contro il vaso di crisantemi che teneva in corridoio sotto la gigantografia incorniciata nel plexiglass dell’Ikea di Muhammar Gheddafi.
Il gatto, ricevuto il calcio, non protestò: alzò la gamba sinistra e si produsse in un peto armonico. Salvo Pirlasconi lo maledisse e si ripromise di cavargli anche l’altro occhio.
In cucina, ancora infestata dai miasmi peperoni-cipolla della sera prima, si preparò la colazione.
Pane, simpatia e un bel bicchierone di Vov – l’onanismo lo sfiniva e il Vov era l’unica cosa in grado di rimetterlo in sesto.
Ingurgitato l’intruglio rivolse la sua attenzione alle mani. I calli s’erano fatti preoccupanti e un tantino dolorosi. « Fanculo », si disse. « Un po’ di crema idratante supplirà alla bisogna ».
Scorse i titoli del giornale velocemente e si soffermò sui necrologi. Lesse con attenzione tutte le pubblicità e meditò sul nuovo taglio di capelli che Emilio Fede (ah! Bei tempi, quelli!) sfoggiava nella foto pubblicata in terza pagina. Una parola catturò la sua attenzione: manomorta. Non ne conosceva il significato; si ripromise di cercarla sul dizionario la sera stessa. Tutte le notti, prima di addormentarsi, leggeva due pagine del Devoto Oli, come gli aveva insegnato il suo professore di Lettere: Gioppino Trappattoni.
Giunto in bagno si guardò allo specchio, si passò due gocce di acqua calda sul volto, si annusò le ascelle e decise che per quella settimana poteva ancora andare bene. Dal bicchierino di Nutella con Pippo e Topolino intenti a rincorrere la maiala di Topolina nuda (comprava la maggior parte degli arredi per la cucina e il bagno nel sexy shop sotto casa) afferrò un tubetto di Colgate, ne spalmò qualche atomo su uno stuzzicadenti e se lo mise in bocca.
Uscì di casa felice come un sotterramorti il giorno del giudizio universale.
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