Archivio per febbraio, 2011

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Omaggio a Stephen King – Parte I – 1

  • Introduzione 
  • Carrie 
  • Le notti di Salem 
  • Ossessione 
  • Una splendida festa di morte // Shining 
  • A volte ritornano 
  • L’Ombra dello scorpione

INTRODUZIONE
Stephen King, secondo alcuni – critici di professione per lamaggior parte, ma anche semplici snob della lettura – è semplicemente unparoliere. Uno scrittore che vende libri a peso, privo di stile e di contenuto.
Nulla di più falso.
Sono pronto a metterci la faccia: qui, oggi, vi dico che tra nonmolto i racconti e i romanzi di Stephen King entreranno nelle antologie scolastiche, come già accaduto per Edgar Allan Poe.
Stephen King graffia, scava, scende in profondità e riporta insuperficie le nostre paure.
Queste righe non vogliono essere un saggio ma un semplice omaggio auno degli scrittori più amati della nostra epoca.
CARRIE – CARRIE, 1974
Carriesegna l’esordio di Stephen King come romanziere – in precedenza questi avevagià pubblicato diversi racconti per alcune riviste. La genesi di Carrie è moltointeressante – King stesso ne parla in On Writing, raccontandoci della sua vitacon la moglie Tabitha quando ancora vivevano in una roulotte…

Il romanzo ci trasporta nel mondo della giovane Carrie, una licealedella provincia americana, emarginata, per nulla inserita nel gruppo dellecoetanee, spesso violentemente esclusane. Carrie è bruttina, Carrie è sola,Carrie è succube del fanatismo religioso della madre. King, dopo aver scrittola prima parte del romanzo non lo sentì buono. Scrisse di sentirsi moltopoco addentro alle tematiche femminili adolescenziali e decise di interromperela scrittura del romanzo gettandolo via. Lo ritrovò la moglie, nel cestinodella carta straccia, lo lesse, lo apprezzò, e convinse il marito acontinuarlo, dicendogli che era maledettamente buono e che aveva saputocogliere la psicologia di una liceale e del mondo femminile in generale moltobene.
Aveva ragione.
Carrie è telecinetica, depositaria di un potere immenso,distruttivo, famelico, incontrollabile. Non se ne serve, poiché consapevoledella sua pericolosità. Ma il potere, insito in lei, non chiede il permesso peruscire. Quando Carrie perde il controllo, vuoi per ira, per vergogna o perpaura, il potere esce, tracima dai fragili argini delle difese erette da Carriee semina morte.
La quasi totalità del corpo studentesco del liceo di Chamberlaine avràl’opportunità di provare sulla propria pelle l’ira di Carrietta White.


Continua…

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Pubblicato: 5 febbraio 2011 in Pensieri Astratti
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Per alcuni, prendersi troppo sul serio, è sintomo d’insicurezza; per altri, al contrario, è sintomo di un inappagato egocentrismo bisognoso di celebrazioni, e laddove queste non arrivino, si supplisce alle prime con una patetica forma, priva di buon gusto, di auto-celebrazioni mascherate da giudizi oggettivi. A mio modestissimo parere, il prendersi troppo sul serio, è sintomo di una più semplice insipienza umoristica: ovvero L’incapacità di ridere di sé stessi, pratica atta all’espulsione delle tossine di umor nero.